Archivio mensile:luglio 2014

SEGRETO FRA LE RIGHE : IL BOOKTRAILER

il nuovo booktrailer del libro “SEGRETO FRA LE RIGHE” del Il commissario Cantagallo di prossima pubblicazione da Cavinato Editore della Cavinato Editore International.
Il video è su youtube all’indirizzo

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Il carattere del commissario Cantagallo

Cantagallo ha un rapporto difficile con il Questore Zondadari, il suo capo della Questura di Castronuovo. Fra le tante cose che non sopporta del Questore, frasi latine a prescindere, c’è il “Palio dei somari”. Il Palio è la delizia del Questore Zondadari e questo è un altro elemento che contribuisce a deteriorare i rapporti fra i due. Cantagallo non sopporta il Questore che cita sempre delle frasi latine e che è sempre impegnato con il “Palio dei somari” della città di Castronuovo. Il commissario Cantagallo ama i proverbi, con particolare interesse per quelli toscani, perché sono il frutto semplice della saggezza antica dei nostri nonni e fanno parte del patrimonio di una cultura popolare che non deve essere dimenticata. Non è assolutamente vero che parla in dialetto. Solo un piccolo accenno di dialetto, ma è nella natura umana di ogni toscano. E’ fermamente convinto che in ogni frase latina sia nascosto il vero significato delle cose, mentre in ogni proverbio si nasconde una piccola verità. Per il commissario, i proverbi sono stati ed sono ancora oggi la saggezza dei popoli. I proverbi fanno parte di un grande patrimonio, formato dal dialetto, dalla mentalità, dalle tradizioni popolari e tante altre cose ancora. In breve, da quella che può essere definita come la cultura popolare. Tale cultura è generalmente tramandata dagli uomini ai propri discendenti e per molti secoli i proverbi sono stati, probabilmente, l’unica scuola per decine di generazioni di nostri antenati. Attraverso di essi si tramandano le usanze, le abitudini, la visione del mondo, si comunicavano le regole della morale e del comportamento nella vita di tutti i giorni. I proverbi, spesso, sono utilizzati, in senso umoristico, per indicare certi caratteri umani e molte volte con il loro utilizzo si sanciscono delle vere e proprie consuetudini di vita sociale che finiscono per diventare costume. I proverbi contengono i consigli più disparati su qualsiasi argomento e per qualsiasi circostanza della vita. I proverbi e certe espressioni verbali permettono di comprendere molti aspetti del carattere e della storia non scritta dei nostri vecchi. Attraverso i proverbi e i modi di dire, si riesce a scoprire il volto più autentico dei nostri antenati. Si può capire meglio, le ragioni di molti nostri modi di essere e della nostra identità di popolo, con comportamenti particolari che ben identificano e che differenziano gli abitanti diversi dei paesi vicini. Per tutte queste ragioni, per il commissario Cantagallo i proverbi sono un patrimonio culturale di tutti e devono essere salvaguardati. La citazione latina, per Cantagallo, appartiene al passato, non appartiene al modo di parlare della gente comune. Manifesta una sorta di distacco con le persone semplici e umili, segna la distanza fra “il dire” e “il fare”. Rappresenta, per certi personaggi incompetenti, l’ultimo baluardo per giustificare un nulla di fatto, per offuscare un fatto evidente, per rendere fumosa una spiegazione che non esiste. Cantagallo, nei colloqui con il Questore Zondadari, subito, non capisce mai bene la frase latina che il Questore gli ha detto. Poi, quando ritorna in ufficio, con l’aiuto di Baccio e sforzandosi di ricordare la frase, cerca di tradurla per capirne il vero significato. Non può essere diversamente: un commissario che è in grado di tradurre i “messaggi” degli oggetti di un’indagine, può non essere in grado di tradurre le frasi di un Questore? Sull’argomento dell’interpretazione dei “messaggi” degli oggetti ne parliamo più avanti a proposito della tecnica d’indagine. A volte accomoda alcuni proverbi a suo piacimento per adattarli a certe situazioni, soprattutto nei suoi incontri con il Questore.
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Le abitudini del commissario Cantagallo

Angelo Cantagallo è nato circa quaranta anni fa a Montecaiano, un paese immaginario in provincia di Firenze, da una famiglia di umili origini che facevano i contadini nella campagne dell’omonimo paese. Si è diplomato in Ragioneria a Firenze e poi si è laureato in Scienze Politiche con il massimo dei voti e la lode, sempre a Firenze. Ha iniziato la sua carriera poco dopo i trent’anni, ha fatto un apprendistato che lo ha portato a Collitondi come commissario (personaggio edito in ebook nel 2014 da Cavinato Editore).
Angelo Cantagallo ha l’abitudine quotidiana di “sentire il tempo meteorologico” e di fare una previsione meteo sulle condizioni del tempo, fino ad un massimo delle dodici ore successive. Il tanto che gli basta per coprire le necessità della sua giornata lavorativa in paese e dintorni. Per la previsione osserva il cielo che vede dalla finestra del suo bagno prima di farsi la barba. Sfrutta il fatto che dalla finestra si può osservare quasi tutta la vallata della Val Marna, con una splendida vista dei colli principali della valle: dal Colle Traverso al Colle Vigna vecchia, passando per il Colle Tondo. Da quella finestra si ammira pure gran parte della campagna che è bagnata dal fiume Marna. Fondamentale per la “sua previsione” meteo era lo sguardo all’orizzonte oltre il Colle Traverso e poi la successiva occhiata al cielo, dalla parte opposta, verso e oltre il Colle Vigna vecchia. Da quella parte, spesso nella parte pomeridiana della giornata, possono arrivare nubi minacciose piene d’acqua. Ma soprattutto, è importante che Cantagallo ascolti le previsioni del tempo del TG regionale, la sera prima. A volte trae delle considerazioni meteo pure dalla presenza o meno in volo degli stormi degli uccelli stanziali, che già di mattino presto, si portavano oltre il Colle Tondo. Secondo l’opinione di Angelo, la loro assenza in volo faceva prevedere, quasi senza ombra di dubbio, il probabile e imminente arrivo di nubi temporalesche e della pioggia, da sempre ostacoli fastidiosi per il volo degli uccelli. Quindi, dopo l’osservazione globale e attenta del cielo, Cantagallo elabora la “sua previsione” meteo che serve a fargli inquadrare la giornata, ma anche a fargli scegliere l’abbigliamento più adatto da indossare per quella giornata di lavoro.
Il commissario Cantagallo è un amante della buona tavola e, insieme ai suoi colleghi, pranza al ristorante Attanasio di Collitondi e dopo pranzo fa una passeggiata digestiva lungo gli argini del fiume Marna insieme a Bandino e a Razzo che mangiano sempre con lui a pranzo. Tutti e tre fanno il solito giro lungo la strada pedonale che costeggia il fiume Marna dal ponte Pertini al ponte Berlinguer, in direzione della località Malvoni, per poi rientrare nel centro del paese dove si trova il commissariato. Cantagallo ama fare colazione a casa con la famiglia gustando le crostate con la marmellata fatte dalla moglie ma non disprezza, per qualche imprevisto, il cappuccino con le briosce appena sfornate del suo amico Santonorè del bar Pierina in via Maestra.
Al commissario Cantagallo piace passeggiare lungo il fiume Marna e poi fermarsi a sedere su una delle panchine che si trovano lungo l’argine, vicino all’ombra di alcune robinie, per ragionare con i colleghi a proposito della soluzione di un caso particolarmente complicato; è affascinato dalla bellezza della natura e ama contemplare le bellezze naturali della campagna collitondese durante le sue passeggiate.
Complicato è il rapporto di Cantagallo con il Questore Vittorio Fumi Zondadari e il suo vicario Raffaele Bonadonna.
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