Archivio mensile:gennaio 2015

Il booktrailer del nuovo giallo del commissario Cantagallo “LO SGUARDO NEL BUIO”

Il booktrailer del nuovo giallo del commissario Cantagallo “LO SGUARDO NEL BUIO” che sarà pubblicato da Cavinato Editore International
http://youtu.be/qTk44nVlnMU

 

UN ASSAGGIO in anteprima del giallo “Lo sguardo nel buio”

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UN ASSAGGIO in anteprima del giallo “Lo sguardo nel buio”: la nuova indagine del commissario Cantagallo che sarà pubblicata da Cavinato Editore

Capitolo uno

Era una serata di fine settembre.
Il commissario Cantagallo, appoggiato alla ringhiera della sua grande terrazza, osservava il buio che si allungava verso il paese e si godeva il fresco della sera.
Alle sue spalle, nel soggiorno, Iolanda discorreva nella consueta telefonata settimanale con sua sorella e Luigi disegnava dei personaggi manga di sua invenzione con carta e penna.
Così, come tutti i dopocena che Dio metteva in terra da qualche tempo a quella parte, i Cantagallo erano in attesa del film di prima serata.
Nel frattempo, il commissario scrutava il buio e gli tornavano in mente certi suoi pensieri ricorrenti sul potere ingannatore della sera. A pensarci bene, cos’era l’oscurità? L’oscurità era tutto un trucco della notte per camuffare le magagne della realtà che erano illuminate dalla luce del giorno. Infatti, la luce faceva risaltare i difetti delle cose, mentre l’oscurità li sapeva ben occultare, celando pecche, manchevolezze e altri guasti non visibili nel buio.
A Cantagallo non piaceva la notte, il buio in particolare. Nell’oscurità si annidavano i criminali: era un dato di fatto conosciuto da tutti, anche da chi non fosse un poliziotto come lui. Nel buio, i delinquenti si sentivano autorizzati a compiere furti e delitti, come se quella cappa oscura li avvolgesse, li proteggesse, nascondendoli alla vista. La notte era una specie di lasciapassare per coloro che del crimine ne avevano fatta una scelta di vita e l’oscurità diventava una sorta di maschera, dietro la quale si nascondevano i criminali per agire indisturbati. La sua repulsione nei confronti della notte non era una deformazione professionale, ma una vera e propria avversione naturale. Il calare della notte spesso induceva le persone a compiere dei crimini che difficilmente avrebbero commesso durante il giorno. Tale condizione era conosciuta come “stato crepuscolare” ed era per tutto simile al sonnambulismo, ma poteva mettere le persone nelle condizioni di uccidere. Quindi, per il commissario era indubbio che di notte tutto potesse accadere, omicidi compresi, anche se di recente, in paese, non ce ne erano stati. Cantagallo, però, non si faceva troppe illusioni e già immaginava che da un momento all’altro gli sarebbe piombato un omicidio fra capo e collo. Non era un banale fatalismo. La sua esperienza gli faceva supporre che prima o poi sarebbe capitato: era nel normale corso delle cose della vita. E quando sarebbe accaduto? Non si dette una risposta e, quasi a cercarla in quel buio dove probabilmente si nascondeva, continuò a tenere lo sguardo fisso verso l’oscurità.
In quella serata, però, non era il solo a cercare una risposta nel buio.

Lo sguardo nel buio: pubblicato da Cavinato Editore

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Nuovo anno e nuovo giallo del commissario Cantagallo.
“Lo sguardo nel buio” sarà presto pubblicato in ebook da Cavinato Editore di Brescia.
Con questa indagine continua la serie dei gialli del simpatico e caparbio commissario toscano Angelo Cantagallo. La nuova storia è sempre ambientata a Collitondi e qui il commissario deve sbrogliare la matassa di un delitto oscuro che a prima vista sarebbe stato sottovalutato. In una tetra viuzza del paese trova la morte un uomo cieco che è stato barbaramente ucciso. Si pensa subito a una rapina andata male, ma poi i fatti scoperti da Cantagallo lo spingono in una precisa direzione.
Allora, buon anno e buona lettura con i gialli del commissaio Cantagallo!

Per chi vuole leggere la trama più dettagliata, l’accontento subito.
“Lo sguardo nel buio”: l’oscurità della notte vuole truccare un delitto e nascondere nel buio lo spietato assassino che ha ucciso un cieco. L’uomo è stato barbaramente ucciso in una tetra viuzza del paese e il commissario Cantagallo deve far luce sul mistero che avvolge l’omicidio. Si pensa subito a un delitto a scopo di rapina compiuto da dei balordi oppure a una tragica coincidenza di un uomo che si è trovato nel luogo sbagliato nel momento sbagliato. All’inizio tutto appare plausibile, ma un fatto evidente fa capire a Cantagallo che le cose, così come stanno, non quadrano. A complicare la situazione ci si mettono pure il Questore Zondadari e il Sostituto Fontanarosa. I due non intendono accendere i riflettori su questa brutta vicenda per non turbare l’opinione pubblica. Anzi vogliono che le luci si spengano e che sia abbassato il sipario. Il delitto potrebbe nuocere all’immagine di Castronuovo e soprattutto alle prenotazioni delle camere del “Pio Albergo del Pellegrino”. L’albergo, gestito dalla reverenda madre Maria Clementina, è in attesa dei congressisti per l’imminente convegno dell’Unione Ciechi che si terrà in città per la tre giorni castrese. Per colpa del delitto, le prenotazioni potrebbero essere annullate e il convegno disertato con grande rammarico del presidente Occhionero, amico del Questore. Zondadari, sollecitato dal presidente e imbeccato dal vicario, vuol mettere a tacere l’eco dell’omicidio del cieco archiviando l’indagine come un delitto compiuto dalle fantomatiche “furie gialle”. Cantagallo è sconcertato e non si presta al gioco, anche perché dovrebbe essere lui a dare in pasto la notizia ai giornalisti. Non si scompone e tenta il tutto per tutto. Gioca al buio col Questore e grazie alla sua abilità si riprende l’indagine con l’impegno di concluderla in pochi giorni. Anche perché ha scoperto una traccia importante che gli apre la strada verso la comunità cinese di Collitondi. La strada da percorrere è breve e porta Cantagallo a un ristorante cinese, ma non per mangiare. I cinesi in questa indagine hanno la loro parte e soprattutto la loro cultura fatta di segni e parole. Non si può ancora dire se c’entrino davvero, ma certamente sono fondamentali per aiutare Cantagallo a risolvere il delitto. Dal colloquio con un certo signor Miao si aprirà sull’omicidio uno spiraglio di luce che con il suo fascio luminoso guiderà Cantagallo attraverso il buio fitto dell’indagine. Il commissario non seguirà solo una luce, ma dovrà anche decifrare un particolare simbolo e riconoscere una voce. Perché in questo giallo non tutte le tracce sono percepibili con la vista. Ci sono dei fatti che hanno una propria voce e che devono essere ascoltati con grande attenzione per smascherare il colpevole. Proprio ascoltando una voce, il commissario capirà chi è l’assassino e dovrà agire con molta cautela per indurlo nell’errore fatale che lo incastrerà. Alla fine anche Cantagallo dovrà muoversi nel buio per un colpo di scena mozza fiato con cui chiuderà il conto con il colpevole. L’assassino cadrà nell’artificiosa trappola che gli è stata tesa dal commissario e lo attenderanno solo le giornate vuote e buie del carcere. Così come non saranno vuote e buie le camere del “Pio Albergo”. La soluzione del delitto ad opera di Cantagallo scongiurerà le defezioni dei congressisti e tranquillizzerà la reverenda Clementina che beneficerà dell’aiuto di quello speciale “Angelo” senza essersi scomodata a pregare l’Altissimo. Il commissario però dovrà compiere un tormentato arresto per catturare l’omicida che con un delitto intendeva cambiare il proprio destino. Forse l’assassino faceva meglio a conoscere le lingue orientali dove un antico detto cinese diceva: “È più facile deviare il corso di un fiume o spianare una montagna che cambiare l’animo di un uomo”.

Dal giallo “Segreto fra le righe”

Dal giallo “Segreto fra le righe”
Alle nove e poco più di quella mattina d’inizio luglio tutto predisponeva lo spirito del commissario Cantagallo al buon umore. Era in ferie, la spiaggia era deserta e la sabbia immacolata si stendeva a perdita d’occhio.
Un bagnino appollaiato in cima alla torretta di osservazione che parlava al telefonino e un gabbiano in cerca di cibo fra gli ombrelloni erano gli unici elementi che movimentavano il panorama.
Completava l’incanto un sole tiepido che avrebbe infastidito solo fra poche ore, una brezza leggera dalla Punta San Bartolomeo e la grande tavola blu pallido del mare che si confondeva all’orizzonte con il celeste tenue del cielo di primo mattino.
Solo una leggera bava di nuvola rigava l’azzurro del cielo in lontananza.
Cantagallo si godeva quel panorama marino che in genere era occupato da gruppi di turisti biondi, in sovrappeso, che sguazzavano in acqua fin dalle prime luci dell’alba, come dei trichechi in amore con il parrucchino, incuranti del freddo e della colazione da poco consumata, a base di salsicce di maiale fritte, uova strapazzate e minestra d’avena con latte, panna e marmellata, come la tradizione nordica comandava o giù di lì.
Poi mentre si avvicinava al suo ombrellone si fermò.
Girò il viso in direzione del vento e chiuse gli occhi. Voleva inebriarsi di tutta la freschezza di quella brezza mattutina, poca a dire al vero da qualche giorno.
Come mai pensò Cantagallo questo vento lo chiamano “mezzogiorno”? Si sente solo la mattina presto e poi dopo le dieci gira a maestrale. – Fece le spallucce. -Ma chi se ne frega di come lo chiamano. Niente potrà guastare questa giornata. Assolutamente niente!
Ma in quell’istante la brezza calò improvvisamente e inspiegabilmente.
Strano pensò di nuovo.  In genere quando cala il vento da sud può arrivare una burrasca oppure è il segnale di un cambiamento del tempo.
La spiegazione c’era e non era per un temporale in avvicinamento. Era solo una curiosa coincidenza. Eventi meteorologici e turbolenze poliziesche si erano dati appuntamento in quel lembo della costa e in un batter d’occhio una burrasca “carabiniera” si sarebbe abbattuta sulla spiaggia e sul commissario.

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Dal giallo “Un vecchio tappeto persiano”

Dal giallo “Un vecchio tappeto persiano”

“La notte porta consiglio” diceva un proverbio, ma chi l’aveva detto? A Cantagallo non capitava mai. Gli bastava sfiorare la federa del cuscino per piombare nel sonno più profondo. Non aveva mai sognato consigli o suggerimenti. E soprattutto non lo aveva mai desiderato prima di addormentarsi. Si perse dietro a questo pensiero mentre dalla sua terrazza osservava l’orizzonte, dove l’astro notturno stentava a farsi vedere, chissà poi perché. Se valeva il detto: “Gobba a ponente, luna crescente”, quella notte poteva valere anche quello che si era inventato testé: “Plenilunio a levante, luna riluttante”.
La luna piena indugiava fra le mura del Cassero, sopra la pendice orientale del Colle Tondo. Come una grande diva, si faceva attendere. Non voleva farsi vedere perché la sera prima, alla tv, uno scienziato saputello aveva detto che sarebbe apparsa più grassa o più grossa, non ricordava bene. Il saputello aveva aggiunto che quel particolare effetto era dovuto a un cambiamento astrale, eccetera eccetera eccetera. Saputello di uno scienziato, tutto chiacchiere e occhiali! Un pettegolezzo bello e buono, altroché! Ma che cambiamento e cambiamento, era solo un po’ più in forma, ecco tutto. Se non era tirata in ballo per vampiri o lupi mannari, c’era sempre uno scienziato di turno che metteva in giro una maldicenza. E da chi era stato imbeccato? Ma certo, da quelle sue cugine alla lontana parecchio: le stelline dei segni zodiacali. Invidiose, imbrillantinate e impertinenti che da sempre influenzavano i miseri mortali. Mentre ci rimuginava, a un tratto, lungo le mura furono accese delle fiaccole, le cui fiamme avrebbero reso ancor più suggestivo il chiaro di luna. Quello era il momento giusto. Ruppe gli indugi e si mostrò in tutto il suo splendore. Nel sollevarsi notò, nella parte centrale del colle, un’ampia zona illuminata che brulicava di persone. Non capiva tutto quel gran fermento, proprio la sera di quel ventuno di giugno. Rimase lì, un po’ perplessa. Pensava e ripensava, ma quella data non le faceva venire in mente proprio niente. Si rassegnò, senza preoccuparsene troppo. D’altronde la sua natura lunatica non la obbligava di ricordare tutti gli avvenimenti del calendario e non le dette importanza. Ma non era l’unica a non essere interessata.

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LEGGI GRATIS “Segreto fra le righe” di Fabio Marazzoli

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LEGGI GRATIS “Un vecchio tappeto persiano”

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